Erano settimane che aspettavo.
Finalmente la sera ci sarebbe stato il concerto di musica celtica sul lago di Fusine Superiore.
Cantanti e strumentiste due bellissime sorelle, di età sui ventotto anni.
Una mora ed una bionda.
Arrivai al lago al tramonto. Una breve passeggiata sul prato che porta alla rocciosa riva del lago, chiazzato di aree sabbiose, a evidenziare il verde dell’erba e del lago.
Già erano arrivate delle persone, si erano disposte qua e là sulle rocce che affioravano dalla salita erbosa che portava al fitto bosco di maestosi pini.
Le cantanti erano lì, stavano accendendo con ceppi spaccati di pino un fuoco per rendere più pittoresca la serata.
Prepararono i loro strumenti.
Era una fresca serata di agosto, il tempo non era stato bello quel giorno, eravamo tutti abbigliati con i maglioni e l’impermeabile.
Viene la notte.
Il fuoco risalta, non c’è pericolo di incendio perché l’hanno acceso sopra ad una piastra metallica.
E poi inizia una sottile pioggerellina, assai appropriata all’evento, se non fosse che gli strumenti potrebbero essere danneggiati.
Il fuoco sprigiona uno strano fumo, evidenziato dai riflettori, e un delicato profumo di pioggia e di pino vivo e di pino bruciato ci avvolge tutti.
Il tamburello in pelle si inumidisce e non suona.
Però cantano delle dolci melodie, accompagnandosi l’un l’altra con la chitarra.
C’è anche un narratore che racconta tradizionali storie di streghe.
Come sono belle le cantanti, in particolare la mora, dolce, raffinata, affettata nel parlare e, particolare non trascurabile, con un bel corpo che si poteva immaginare sotto il vestito elegante nero e scollato; aveva un nasino dispettoso leggermente rivolto all’insù.
Quando finì il concerto pensai che sarebbe stato appropriato spargersi nei boschi, a coppie , e dedicarsi a riti di fertilità.
Che silenzio, che oscurità. E ci sentivamo vivi come mai prima.