Si lasciavano tutte le luci di casa accese.
Ciò per permettere ai defunti di ritrovare la via di casa e vedere come stanno i congiunti.
Per esempio, un nonno potrebbe andare a trovare i suoi nipoti.
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Se ne vanno, Hermann informa Ramona del fatto che vuole stare un po’ da solo.
Mezz’ora dopo Hermann torna al cimitero.
Tra sé e sé: “Lo so io perché ... Ramona non mi vuole più, quando ci sarà Lui ... mi scaricherà, mi vuole lasciare ... magari mi userà come esca per il cacciatore.
Non so perché fino ad oggi una donna come lei, bella, intelligente, abbia potuto stare con un mediocre come me. Non lo so. Non voglio”.
Estrae la sottile spada che porta alla vita.
Si avvicina alla tomba di Ettore.
Ettore è rassegnato sotto terra, disperato, all’improvviso un dolore atroce, si sente perforare una gamba.
Ermann ode le urla.
“Non è morto, devo spostare la spada per colpirlo al cuore”.
Estrae la spada dalla terra, si posiziona, inizia a conficcare l’arma nella terra, tanto Ettore è seppellito a poca profondità.
Quando all’improvviso, un urlo! è Ramona, il viso paonazzo, occhi fiammeggianti: “Cane infame! dopo tutto quello che ho fatto per te! me la sentivo che un vigliacco quale sei poteva attuare azioni da sciacallo, da iena!, io ti ammazzo!!”
Ermann venne preso da un panico incontrollabile, l’atteggiamento inferocito di Ramona confermava le parole dette. Era sicuro che lo avrebbe ucciso, nell’uso della spada Ramona era estremamente più abile di lui.
Con la spada in mano si lancia in una folle fuga, senza sapere neanche in che direzione, esce , saltando la recinzione, dal cimitero e nel buio, a perdifiato, tra le erbe buie ed incolori fugge, solo il sudore freddo, solo il dolore delle gambe, odore di sangue nelle narici ferite dall’aria umida e fredda, niente altro.
Lei lo segue, come un falco, gli artigli protesi, gli occhi rossi, ha perso la testa, unico suo fine dare la morte al traditore.
