giovedì, 31 maggio 2007
Oggi verso le 17 ho preso i melari appena smielati e sono andato in collina a restituirli alle famiglie di api.
Ho notato che la fioritura del castagno è già iniziata, infatti le api stavano già raccogliendo.
E' fiorito anche il profumatissimo tiglio.
Gli alveari sono belli e numerosi, solo un paio sono sciamati.
Anche se ho lavorato velocemente, in men che non si dica il profumo del miele aveva attirato fuori dalle arnie una nube api.
Per paura di essere attaccate, sentendo l'odore del miele, le api si erano tutte riversate a chiudere completamente le porticine degli alveari.
Ma appena arriverà il buio dovranno rientrare, e per domani mattina si tranquillizzeranno.
Il ciliegio selvatico era pieno di frutti, nessuno ha osato andare davanti agli alveari dove c'è l'albero. Ho raccolto un paio di rametti coperti di ciliegie.
Per strada ho notato che c'era già una mietitrebbia in azione, forse perchè le piante di grano o d'orzo per il vento erano cadute a terra, e il raccolto rischiava di andare perso.
La colza è secca, ma penso che a causa della siccità il raccolto sarà scarso, mi sembra che le piante non abbiano i semi.
Nubi temporalesche giravano nel cielo, ma avevano presa una strada differente dalla mia, almeno per oggi.
ciao a tutti.
martedì, 29 maggio 2007
Risultato: circa 250 kg in tutto, in media quindici Kg ad alveare.
Metà dell'anno scorso, in pratica, quando avevo 400 kg di miele di acacia.
La fioritura è durata pochissimo a causa dell'inusuale caldo secco primaverile.
Chi ha fatto nomadismo in pianura, ha smielato anche venti kg ad alveare di miele di colza, qui da noi in Friuli. La colza non è un miele pregiato, cristallizza subito, e non ha sapore del miele di acacia.
Dovreste sentire che profumo delizioso ha il miele di acacia appena smielato, e che sapore di vaniglia! ogni giorno che passa, poi, si perde un po' di aroma.
Dopo queste pioggie speriamo bene per la fioritura, appena iniziata, del tiglio (c'è un profumo delizioso, oserei dire paradisiaco e inebriante, vicino agli alberi appena fioriti) e per quella del castagno. Nelle mie zone le due fioriture si sovrappongono, quindi ottengo un miele di tiglio-castagno.
Ciò mi ricorda che devo rimettere quanto prima i melari sopra agli alveari, altrimenti le api non avranno dove stipare il miele.
Ciao a tutti.
venerdì, 25 maggio 2007
Stamane ero al lavoro.
Squilla il telefonino, verso le 10.00.
E' mia moglie, l'ha chiamata quella mia zia che abita vicino al mio apiario in provincia di Gorizia, a 45 chilometri da qui, in un paesino che avrà venti anime in tutto.
Di fronte a casa della zia c'è anche il municipio.
Uno sciame d'api si è poggiato proprio sul monumento davanti al muncipio.
Visto che ero al lavoro non ho potuto recuperare lo sciame.
Confidiamo nel fatto che oggi è stata una giornata molto calda, a quest'ora lo sciame dovrebbe essere andato altrove, gli sciami non amano starsene al sole.
Tant'è che nessuno ha poi telefonato.
Ho perso uno sciame, però ho già preparato vari nuclei di api per questa evidenza.
E poi mi piace l'idea che esistano anche api selvatiche.
Libere.
mercoledì, 23 maggio 2007
Ho trovato queste piume oggi, mentre facevo footing.
Mi piace acquisire con lo scanner cose particolari, magari facendo una composizione.
Potrebbe essere una forma d'arte.
postato da: amoleapi alle ore 23/05/2007 21:55 |
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lunedì, 21 maggio 2007
Una torma di impertinenti papaveri
ha invaso, con i cappellini rosso incendio,
un bosco di giovani pioppi distratti.
domenica, 20 maggio 2007
Ieri era programmato l'inizio della smielatura del miele di acacia (Robinia).
I multicolori melari erano stati tolti alle api sabato scorso.
Il togliere i melari è il lavoro peggiore, perchè tra legno e miele pesano circa 40 kg. l'uno (ne avevamo pesato uno da 47 kg.) e sono scomodi da trasportare avendo dimensioni di 50 per 50 e altezza di circa 25 cm.
Punture velenose se ne prendono sicuramente, perchè si suda e le api ti pungono dove la tuta umida aderisce al corpo.
Anche il suocero, che mi accompagna con il suo furgone e mi aiuta a caricare i melari, ha messo la tuta questa volta, perchè le api erano proprio ... incavolate.
Mattina del sabato passata a cercare di iniziare il lavoro, .. insomma sono andato al mercato a procurarmi il cibo necessario a nutrire il mio corpo lavoratore.
Ho preso i cevapcici, una specie di polpettina di carne ed aglio. Più aglio che carne a dir la verità.
Infatti l'aglio poi mi ha torturato tutto il pomeriggio ehehehehe, mi sa tanto che il mio miele avrà assorbito l'aroma di aglio.
Ma che buoni che erano i cevapcici. (ps ho comprato anche le ciliegie).
Il pomeriggio ho iniziato il lavoro, ho caricato l'ipod con tutta la musica possibile , tra cui il nuovo CD dei Grinderman (ascoltate Get it on e Electric Alice - il CD è classificato da itunes come Explicit! lol lol lol), ho messo le cuffiette e via a lavare l'attrezzatura
Si inizia a togliere con un coltello la cera che tappa le cellette dei telaini, poi si inseriscono i favi disopercolati nello smielatore elettrico.
Quest'ultimo, per centrifuga, estrae il miele.
IL miele poi cade in un secchio sotto allo smielatore, poi si travasa il miele stesso nel maturatore in inox (sopra al quale c'è un filtro che trattiene le impurità grossolane).
Nel maturatore, dove rimarrà per circa un mese, il miele si separerà della cera fine. La cera ha peso specifico inferiore a quello del miele e quindi viene a galla.
A questo punto si invasetterà il miele dal rubinetto a taglio che si trova sotto il maturatore.
Intanto che lo smielatore elettrico estrae il miele, si ascolta la musica e si fa un giretto nell'orto a guardare le piantine di pomodoro, l'insalata, il corvo che svolazza attorno, le formiche, le tartarughe che camminano ....
Insomma , faticoso , lungo, ma lavoro rilassante. ciao.
sabato, 19 maggio 2007
Ieri sera sono andato a recuperare l'alveare che avevo portato in un frutteto familiare per impollinare i ciliegi.
Mi aveva chiesto il favore un mio amico per un suo amico .
Visto che chi portava gli alveari lì gli anni precedenti aveva dato forfait.
A sera ho chiuso l'alveare, tolto il melario pieno, e poi ho caricato l'arnia sui sedili posteriori della mia auto.
Mi fa male ancora la schiena da quando ho portato tutti i melari a casa (che per l'inciso tra miele e legno pesano circa 40 kg l'uno, ne ho 40....).
Infatti poi trasportare da solo l'alveare fino alla sua postazione è stata una sofferenza, speriamo non mi venga l'ernia.
Ed oggi è tornato il mal di schiena.
Intanto che caricavo l'alveare è venuta lì la padrona della casa.
Mi saluta.
Mi sarei aspettato una borsa di ciliegie .... una bottiglia di vino ... un grazie ....
martedì, 15 maggio 2007
Siamo io e Camillo, per chi di voi non lo sapesse Camillo è il mio cagnolino, a dir la verità appare essere più simile ad un cinghiale che a un canide.
Il pelo nero arruffato ed ispido, con qualche spruzzata di bianco qua e là.
Iniziamo a correre lungo una stradina sterrata, disseminata di bianchissimi ciottoli di medie dimensioni, che si trova in una vallata montana della alpi Giulie.
Si fatica, perchè il percorso scelto è in salita.
Assieme a noi corre anche un ruscello.
In realtà, paradossalmente corre verso valle, ma nello stesso tempo il lieve fruscio dell'acqua è sempre con noi.
Mi guardo attorno.
Si sono appena aperte le foglie dei faggi, sono di un verde molto chiaro, quasi trasparenti, con evidenti venature all'interno delle quali scorre vivificante linfa.
Poi le foglie cresceranno, verrà l'estate, il sole a volte cocente, si arricchiranno di scura clorofilla che le difenderà dai raggi solari, traendo da questi ultimi l'energia per compiere la fotosintesi.
Ai piedi dei pini scorgiamo degli ellebori, i primi sono verdi, ma continuando a proseguire la nostra corsa verso quote più alte, diventano bianchi.
In realtà stiamo correndo indietro nel floreale tempo.
Perchè l'elleboro si apre bianco, spuntando dalla neve durante il primo periodo del disgelo, e poi con il tempo e con il sole diviene verde.
Ma salendo di quota il clima è più freddo, e gli ellebori in alto sono appena fioriti.
Infatti dopo poco scorgiamo chiazze di neva ghiacciata nelle conche dove non batte mai il sole.
Ci sono due escursionisti, cinquantenni, suppongo marito e moglie, polpacci muscolosi, che invidio più di una Mercedes, temprati da tante faticose camminate tra i monti.
Non mi vedono ancora, scendono fino alla neve e iniziano una giocosa battaglia a palle di neve.
Neve candida come il vero amore.
Non voglio disturbare la scena idilliaca.
Prima di essere visti, torniamo indietro.
Ora è più facile, i polpacci non dolgono più, siamo in discesa, mi sento leggero e libero come un capriolo.
Ogni tanto sguazziamo nell'acqua che scorre dalla montagna verso il ruscello ridente.
Nell'erba bassa a bordo strada scorgo un lento movimento.
E' una vipera, più precisamente una vipera berus in livrea primaverile.
Deve essersi appena destata dal letargo.
Ha colori lucidi, nuovi, della roccia, il grigio chiaro quasi bianco di sfondo su cui sfrecciano zigzaganti righe di grigio scurissimo.
Non si scompone più di tanto della nostra presenza, mentre, piano piano, nessun rumore, torna al riparo nella sua tana, lì vicino.
L'immutabile, almeno nella prospettiva temporale di un uomo, Jof Fuart, con i suoi ghiacci, ci guarda da lassù, algido e gelido.
Sembra chiedersi: "dove vanno mai quei moscerini?".
La vipera berus :

L'elleboro: