martedì, 31 ottobre 2006
Quando ero ragazzo avevo un'insana passione per le zucche, forse per la simbologia femminilmente generatrice insita nella cucurbitacea.
In questo periodo dell'anno andavo a passeggiare in bicicletta nei dintorni di casa mia.
C'era una casa al limitar dei campi incolti ( in prossimità al campo nomadi) dove i proprietari usavano coltivare delle zucchette ornamentali.
Le piante venivano fatte crescere sulla rete di confine della casa, che dava su una stradina sterrata e su campi di mais.
Le zucche erano di questa varietà, che ho fortunosamente trovato in google:

Sono piccole zucche, circa delle dimensioni di una mela.
Insomma, mi macchiavo di un terribile misfatto, rubavo circa tre -quattro zucchette, ragionando che tanto ce ne sarà state una cinquantina su quelle piante.
Poi le intagliavo con gli occhi e il naso triangolari e con la bocca di varie fogge, una che ride, una che piange, una cattiva .....
Mi ricordo la sensazione tattile dell'estrarre i semi dall'interno, immersi in quella umida massa filamentosa.
In particolare mi ricordo bene il profumo di zucca, molto piacevole.
Qualche zucca scampava fortunosamente al tragico destino, la facevo seccare in terrazza.
Ciò in quanto era divertimento di capodanno, quando la zucchetta era bella secca, infilarci dentro un bel petardino (vanno bene i miniciccioli, poco più che delle micette, ma non rischiate le dita usando petardi più potenti, non ne vale la pena -- by Amoleapi Educational ;-) ) accenderlo così da farla esplodere, e poi ascoltare il rumore della ricaduta dei semini al suolo, veramente particolare.
Trttttttttrrrrr......
Per rimanere in tema con il blog, ecco a Voi una zucca ed un cane in maschera di Halloween, ehehehe vestito da ape!

Ciao a tutti! Peace and Love.
martedì, 24 ottobre 2006
Comunicazione di servizio.
Questa mattina mi sono accorto che alle 7.30 su Italia 1 fanno i cartoni dell'Ape Maja.
Attaccate i videoregistratori! eheheheh
martedì, 24 ottobre 2006
Il miele fa bene ai bambini.
E' però controindicato ai bambini con meno di un anno di eta'.
E' quindi una pessima abitudine intingere il ciuccio nel miele, leggo sulla rivista Apitalia.
Quindi il miele dopo che hanno compiuto un anno di età.
Se lo dicono gli apicoltori, anche contro il loro interesse a vendere il miele, credetemi.
lunedì, 23 ottobre 2006
Un' altra Amanita, velenosa sicuramente, ma non mi ricordo il nome.
domenica, 22 ottobre 2006
Giovane amanita alla base di un tronco d'albero.
domenica, 22 ottobre 2006
Nel bosco , oggi, bella giornata di sole asciutto.
Una bella camminata, ho fatto un po' di foto di funghi.
domenica, 22 ottobre 2006
E' molto bello il contrasto tra il colore scuro delle chiome delle conifere e il colore degli alberi a foglie caduche.
domenica, 15 ottobre 2006
La tarma della cera è una larvetta di farfalla che si nutre dei favi delle api.
Se ne trovano sempre negli alveari, dove non causano grossi danni alle famiglie di api che stanno bene.
Diverso è il discorso dei favi conservati a casa dall'apicoltore. Qui in poche settimane sono in grado di distruggere completamente i favi in quanto non ci sono le api a difendere i favi stessi.
Molti apicoltori per salvare i favi da melario sono usi trattare i favi stessi con anidride solforosa (si sigillano i melari e si inserisce l'anidride solforosa che uccide tutte le larve.
In realtà, anche se si lasciano pochi residui nel miele, è possibile fare a meno dell'anidride solforosa.
Infatti la tarma della cera raramente aggredisce i favi che hanno contenuto solo miele, preferendo i favi dove sono state allevate le larve delle api, in quanto quando sfarfallano le api lasciano i loro bozzoli nelle cellette.
Il "segreto è impedire alle api di mettere le proprie larve nel melario (cosa che oltretutto migliora la qualità del miele).
Semplicemente, si mette fra il nido ed il melario una griglia tarata in modo da lasciare passare le api operaie e non la regina (che depone le uova, , che è notoriamente più grossa,
LA GRIGLIA ESCLUDIREGINA.
E niente più tarme nei melari e risparmio anche nell'anidride solforosa non acquistata e miele più buono.
Questa è la griglia:

Se volete vedere come è fatta una tarma della cera, basta andare in un negozio di pesca, dove vengono vendute come esche, le cosidette camole del miele!

A proposito, oltre alle camole del miele, negli alveari, almeno nei miei che ricevono pochi trattamenti e dove non si usa l'anidride solforosa, ci sono delle micro vespe, in gran numero.
Sapete di cosa si nutrono?
Non delle api ... ma delle camole del miele.
Le pungono e depongono all'interno le proprie uova.
Contribuendo così a difendere l'alveare.
La natura penserebbe a tutto, peccato che l'uomo ci abbia messo mano in modo irrimediabile a volte.
Non che io disprezzi il progresso, infatti la ricerca medica , ad esempio, ha raggiunto grandi risultati sulla nostra vita, ma non tutto è bene.
ciao.
mercoledì, 11 ottobre 2006
Dalla rivista poesia, estraggo un pezzetto di Nuovo Realismo di Charis Vlavianos:
(omissis)
"La verità è qualcosa di spaventoso.
Non dobbiamo condividerne con qualcuno
più di quanta ne possa sopportare.
Soprattutto, non dobbiamo rivelare la nostra verità,
non dobbiamo costringere qualcuno ad accettarla,
forzarlo a voler conoscere le cose
che vanno oltre le forze uname".
Voleva dirle che il mondo è sempre
alla mercè della verità più potente
sia che questa potenza difenda la saggezza sia la follia,
che a lunga scadenza la verità non ha importanza,
che ciascuno ha determinati limiti di sensibilità
oltre i quali non esiste il vero né il falso.
(omissis)
domenica, 01 ottobre 2006
Leggevo ieri un articolo sul giornale Donna Moderna, dove l'autrice consigliava le lettrici su come intraprendere un lavoro di apicoltrice.
Visto che l'articolo riportava varie inesattezze , scrivo questo post.
1. l'apicoltura non richiede lavoro perchè tutto il lavoro lo fanno le api - non è vero , quando vi dicono che un'attività permette di guadagnare tanto lavorando poco drizzate le orecchie, ciò è possibile solo se trattasi di attività illegale. In realtà non si possono mettere 10 alveari in giardino, come dice l'autrice, e così produrre miele, infatti bisogna vedere se la zona dove viviamo è ricca di piante mellifere, altrimenti le api non avranno di che raccogliere. Per esempio da me, nella bassa friulana, un alveare ben tenuto produrrà una ventina di kg di miele, ciò vuol dire che dieci alveari renderanno a livello di fatturato, venduto a 7 euro al chilo (se avete acacie nei dintorni, perchè il millefiori vale di meno) 1400 euro, da cui però dovrete togliere le spese. Un apiario stanziale nel Collio farà invece circa 45 kg ad alveare (25 acacia, 10 castagno), per un valore di 2.250 euro.
Per produrre di più, e pagarsi le spese, quindi gli apicoltori devono spostare le arnie verso i boschi fioriti tramite il cosiddetto nomadesimo, ciò vuol dire caricare le arnie, minimo su un carrello da attaccare all'auto (spese per il carrello, per la benzina, per la maggiore assicurazione da pagare - queste si possono evitare se avete un amico che abbia un furgone e sostituite da un pranzo in un buon ristorante). E le arnie pesano assai! bisogna essere almeno in due persone per fare il lavoro, ma la fatica la fanno le persone non le api.
Da noi si va di solito verso la pedemontana, il Collio, la val Torre, il Gemonese.
E così si riesce a produrre anche 80 kg ad alveare.
Ovvio che poi bisogna andare con il Furgone a recuperare i melari alla fine delle fioriture, ed un melario pesa anche 45 kg tra legno miele e cera, e dovete staccarlo dall'alveare e portarlo in laboratorio di smielatura, ed anche qui è l'apicoltore che suda, fatica, ed ha mal di schiena il giorno dopo.
2. l'attrezzatura , si dice nell'articolo che lo smielatore costa 200 euro - penso che a mala pena ne troverete uno usato a quel prezzo, se prenderete, come io consiglierei, uno smielatore elettrico dovrete spendere circa 700 euro, 400 il banco per disopercolare, 400 euro di contenitori per il miele in acciaio inox (maturatori), 150 euro di tuta da apicoltore, leva , maschera, guanti, arnie 120 euro l'una, api 80 euro a nucleo.
Non vorrei con quanto ho scritto disincentivare qualcuno ad intraprendere l'apicoltura, perchè è invece , seppur faticosa, una attività densa di soddisfazione e piacere di stare all'aria aperta in silenzio ed in pace con se stessi e con il mondo.
Riepilogando, mi chiederete MA QUANTO RENDE FARE L'APICOLTORE?
Visto che non mi piace inventare le cose, ma portare dati comprovati, usufruirò di uno studio dell'Università di Udine, che è stato la tesi di laurea della Dott.ssa marina Celegon, che nel 1998 valutava 78.000 lire per alveare, potremmo oggi dire che sono 80 euro.
Se non si tiene conto del lavoro,a mio avviso, si potrebbero ricavare 180 euro ad alveare di reddito , a patto di venderlo tutto a privati, se vendiamo metà miele all'ingrosso facciamo cento euro.
Quindi per viverci, bisognerebbe attestarsi oltre il centinaio di alveari.
E stare bene attenti ad avere chi compra il miele, privati e grossisti.
Grossisti ce ne sono sicuramente, perchè in Italia si produce meno miele di quello che si consuma, però cala il reddito.
Se uno volesse iniziare per hobby, consiglierei di iniziare con 5 alveari e fare tutti i corsi presso i consorzi apicoltori della zona prima di iniziare, altrimenti le api vi sciamano tutte e non producete niente.