Mi ha veramente fatto ridere a crepapelle.
Non è nuovo, in effetti è del 1994, l'autore lo ha scritto mentre era impegnato nella redazione della tesi di laurea.
Cattivo, tagliente e ricco di parolacce.
Ha un pregio: il libro ti fa entrare nella vita del protagonista facendoti dimenticare di tutti i tuoi problemi.
Inizia cosi’:
Le salmandre sono capaci di tornare nella loro tana con una precisione sorprendente. Se le prendi e le porti oltre una montagna, quelle se ne tornano a casa.
Io no. Io mi perdo. Soprattutto quando bevo”.
Il protagonista è il titolare di un negozio di pesci ed acquari cui viene diagnosticato un incurabile tumore terminale ai polmoni, pochi mesi di vita. Si butta nel bere.
E’ assente di già dalla vita.
Malgrado tutto cucca, come un novello Valentino, delle gnocche bestiali.
Una donna che “ha gli occhi di un blu esagerato e i capelli biondi tagliati a zero”:
“Tu che fai quest’estate?
- Muoio.
Lei si mette a ridere
- Si ho un cancro. Ho pochi mesi di vita, a ferragosto dovrei aver stirato le gambe.
Lei mi si appiccica addosso e ride. Anch’io adesso me la rido sotto l’effetto dell’Absolut”
(censura)
Poi va a Dheli per costruire l’acquario più bello del mondo (dopo aver avvelenato con il mercurio tutti i pesci del suo negozio, per non lasciarli a morire di fame). A Dheli riscopre la gioia di vivere.
In realtà la committente dell’acquario di Dheli non esiste, è un trucco di sua madre per salvarlo.
Facendogli trapiantare i pezzi da strapparsi dal corpo di un poverello indiano.
Ma Lui non vuole e scoppia una folle, vertiginosa da leggere e divertente, e vittoriosa sfida con il chirugo pazzo ed i suoi scagnozzi.
La fine del libro per chi non lo comprerà:
non verrà operato con i pezzi degli indiani, ... ma, sorpresa, ci sarà il lieto fine:
“Mi dispiace per voi, ma sono ancora qua, attaccato a questa vita come una cozza agli scarichi delle fogne. ... Vivo in un’enorme vasca , nell’acquario municipale di Berlino. Ho delle bellissime branchie filiformi intorno alla testa” (trapiantate dal professore pazzo che si è pentito, anche se non si diverte più come una volta).
“Alle volte mi sembra di essere davanti alla televisione, quando vedo i bambini, le mamme, i vecchi che mi guardano da fuori con i loro occhi enormi e distorti, quando poggiano il naso sul vetro. Allora incerto e turbato mi nascondo nella mia tana, tra gli scogli, a riposare.”